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Vedere oltre le apparenze


“Nel malessere attuale occorre saper intravedere, come nel rovescio di un ricamo, l’ordito che ne caratterizza il diritto”.

Questo il leitmotiv che percorre tutto il libro scritto da Toller e Pellicini.

Nel testo, suddiviso in tre parti – silenzio, simbolo, sublimazione – si auspica di poter dar voce e spazio all’anelito alla trascendenza, fonte di ricchezza soprattutto in questa epoca definita del disincanto, dove valori e significati sono caduti in un oblio, ma non senza speranza.

Gli Autori hanno infatti nel cuore il desiderio di un recupero di quei valori e significati necessari ad un progetto esistenziale elevato. Recupero creduto possibile dal ritrovamento di quella dimensione simbolica che l’epoca postmoderna ha oscurato.

Particolarmente suggestiva è la parte dedicata al silenzio, dove, dopo un accenno alla sua componente disturbante in cui possono emergere i fantasmi personali, ne viene descritta la dimensione spirituale. Il silenzio può diventare quindi una “grande perla” che edifica e nutre un paesaggio dell’anima aperto alla trascendenza.

La parte centrale del testo è interamente dedicata al simbolo. Ne viene qui descritta la storia antropologica e una meticolosa classificazione, che forse toglie un po’ di poesia alla trama che percorre tutto il libro, seppur tuttavia interessante soprattutto per i lettori a digiuno di queste nozioni.

Gli Autori si concentrano principalmente sui simboli universali, rimarcando la possibilità che essi agiscano, in virtù della loro carica energetica, al fine di permettere che si verifichino importanti cambiamenti nella personalità.

Gli Scrittori inoltre, seguendo la scuola junghiana, attribuiscono al simbolo “un’eccedenza di significato”, asserendo che dietro al senso oggettivo esso nasconde un senso più profondo.

Il recupero della dimensione simbolica di ognuno è ritenuto importante per riacquistare quella dimensione del mito e del sacro che l’epoca postmoderna ha perduto e per aprirci quindi alla ricerca di senso e al contatto col mistero.

L’ultima parte del libro è dedicata alla sublimazione, non tanto intesa in termini freudiani, quanto seguendo le linee di pensiero della logoterapia di V. Frankl.

Gli Autori vanno però oltre il concetto di sublimazione e danno un interessante contributo affrontando il tema della trasfigurazione, definita come il “vedere oltre le apparenze”.

La dimensione in altezza, cornice di questo lavoro, si concretizza in questo breve, ma intenso paragrafo, in cui la trasfigurazione viene descritta come connessa alla sofferenza, a un travaglio interiore, che diventa “intuizione spirituale” al fine di permettere di vedere oltre le apparenze e di “scorgere una realtà profonda e misteriosa, aperta alla gioia e alla speranza”.


Recensione di Hermes Piacentini dalla Rivista Il ruolo terapeutico, maggio 2010