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Beati coloro che sanno che al di là di tutte le lingue sta l’inesprimibile

In questa nostra società, segnata dal disincanto, non è facile scoprire il vero volto dell’uomo, e riconoscerne la profondità e la ricchezza spesso celate nell’inconscio.

Questo scritto, indicando il silenzio come fondamento di ogni altra esperienza umana, cerca di vederlo come matrice feconda del simbolo e della sublimazione.


Il primo “gesto creativo” consiste nel fare silenzio, sfuggendo all’assedio degli stereotipi e all’esibizionismo. Rientrando in se stessi, si ritrova così quella dimensione “simbolica” nostalgicamente cercata nell’epoca della “postmodernità”, caratterizzata dalla perdita dei grandi valori, del contatto emotivo con la Natura, della vicinanza col prossimo.


Gli Autori hanno sentito l’esigenza di incontrare l’uomo semplice, l’uomo “creatura” nella sua piccolezza a volte disarmante, ma sempre illuminata e fatta grande dalla fiamma inestinguibile del divino. Hanno contemplato a lungo questa creatura nella quale tutti ci riconosciamo. E, andando oltre le apparenze, si sono sempre più avvicinati al suo insondabile mistero.

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