Il simbolismo

Inconscio e immaginazione simbolica nel tempo della postmodernità.

L’argomento della mia ricerca, iniziata in collaborazione con il dott. Psicoterapeuta Giuseppe Toller nell’anno 2008, riguarda la COMUNICAZIONE SIMBOLICA.
Da un alto è di grande interesse cogliere i rapporti profondi, anche se inconsci, che legano il mondo dell’immaginazione simbolica ai fatti della realtà in cui viviamo (terapia, fiabe, natura, arte, storia, affetti, silenzio e azioni quotidiane…). Dall’altro è giusto restituire all’immaginario quel valore e quella dignità che il pensiero razionale gli ha spesso negato, sino a considerarlo fonte di errore, o, per i più benevoli, una sorta di “infanzia della coscienza” senza paragone con le capacità dell’attività razionale.

L’immaginario è in effetti un mondo misterioso, forse anche strano, in certi casi anche fuorviante e non privo di pericolosità. Soprattutto è spesso difficilmente comprensibile, particolarmente ai nostri giorni, caratterizzati dal prevalere di una mentalità tecnologica, e quindi da ciò che è verificabile, quantificabile.

Trascurare l’immaginario, però, significherebbe misconoscere una delle fonti più importanti di creatività, trascurare energie e dinamismi che provengono dalla parte più profonda della psiche e che hanno un’incidenza notevole sulla nostra vita e sul nostro agire. L’attività immaginativa svolge funzioni molto importanti. Molti studiosi ritengono che le attività “oniriche” in genere – fantasticherie, sogni ad occhi aperti – abbiano una funzione regolatrice paragonabile a quella dei sogni nello stato di sonno.

Gli studi di neurofisiologia hanno consentito interessanti scoperte sul sogno e permesso, su base scientifica, di formulare ipotesi di grande rilevanza. Il sogno preparerebbe nuove strutture di pensiero tali da farci apprendere nuove modalità di soluzione dei problemi. È ben nota l’importanza del sogno nell’infanzia, periodo in cui si sogna facilmente, anche ad occhi aperti, si ascoltano e riascoltano le fiabe, che si ripensano e si ricordano nella vita di ogni giorno.

Tutto ciò contribuisce a rendere più ricca e più completa la personalità, ed anche più preparata ad affrontare le difficoltà della vita. La presenza dell’immaginario, che trae alimento dal vissuto personale di ciascuno e dall’inconscio collettivo, è operante e leggibile negli eventi storici, nel mondo degli affetti e dell’arte. L’immaginario è, inoltre, strumento di immensa efficacia nel ridonare salute ed equilibrio a chi è disturbato nella psiche o nel fisico.

Il primo “gesto creativo” consiste nel fare silenzio, sfuggendo all’assedio degli stereotipi e all’esibizionismo. Rientrando in se stessi, si ritrova così quella dimensione “simbolica” nostalgicamente cercata nell’epoca della “postmodernità”, caratterizzata dalla perdita dei grandi valori, del contatto emotivo con la Natura, della vicinanza col prossimo.

G. Toller – P. Pellicini

PUBBLICAZIONI

Risveglio

Flamingo edizioni, in uscita in ottobre 2021

Paideia dell’immaginario simbolico

L’uomo si sente isolato nel cosmo poiché non è più inserito nella natura, e ha perduto la sua identità inconscia emotiva con i fenomeni naturali. Questi, a loro volta, hanno perduto a poco a poco le loro implicazioni simboliche. Nessuna voce – scrive C.G. Jung – giunge più all’uomo da pietre, piante o animali, né l’uomo si rivolge ad essi sicuro di venire ascoltato: il suo contatto con la natura è perduto, e con esso è venuta meno quella profonda energia emotiva che questo contatto simbolico sprigionava.

Quanto lontana sembra essere questa immagine della natura dall’eroico furore di Giordano Bruno, dal desiderio di totale immersione nella Natura tipico dei romantici e dalle Lettere dal lago di Como di Romano Guardini, in cui si parla della bellezza naturale di “andare in barca a vela” rispetto alla potenza della tecnica dei motoscafi.

L’uomo d’oggi vive una situazione di spaesamento, di disincanto e di disagio. Un malessere antropologico-esistenziale dell’Occidente, i cui tratti sono evidenti nel proliferare di varie patologie sociali (ansia, depressione, attacchi di panico, nevrosi noogena). E’ l’“uomo tecnologico”, capace di dominare la materia ma sempre più problematico a se stesso, insoddisfatto e pervaso dalla malinconia e dalla nostalgia.

Ritrovare, dunque, il fascino delle origini al fondo delle cose, come ci insegna il poeta G.M. Hopkins:

Vive in fondo alle cose la freschezza più cara.

Siamo d’accordo con Paolo Mottana secondo cui leggere un’opera significa simboleggiare con essa perché è dell’opera la convocazione in un altrove. Il fine consiste nella volontà di sondare la tenuta inattuale dell’opera, la sfida che ogni segnatura autenticamente simbolica lascia allo sguardo uniformato del proprio tempo per risvegliarlo. Sulla base di una disposizione ricettiva e passiva, paziente e devota, che accomuna il mistico, il poeta, l’artista e il sognatore.

Siamo stanchi dei profeti del nulla, degli esperti delle diagnosi del male, dei nichilisti, non in grado mai di proporre strategie, di elaborare terapie, di aiutare i soggetti (in particolare i giovani) a sperare in un percorso di crescita e ad essere liberi.

Siamo altresì convinti che l’arte, nella sua operatività simbolica, possa favorire un diverso rapporto con la realtà, una diversa sensibilità, uno sguardo più profondo e più esteso, perché l’arte è immediatamente trasformatrice.

E allora “Via sulle navi, filosofi!” in un viaggio alla ricerca di sé, convinti che “l’alternativo è colui che cerca”, colui che “suona un’altra musica”, senza aver paura di essere una “voce che grida nel deserto”.

Paolo Pellicini

Tra 4 mura

Flamingo Edizioni, 2019

Un vissuto altamente simbolico

In questo libro troverete 36 storie di ADOLESCENTI al tempo del Coronavirus, ognuna riportata col proprio nome nell’Indice dell’Opera, da considerarsi come una sorta di “Diario a più mani”.
Sono fiero e orgoglioso di aver curato la stesura delle riflessioni dei miei cari alunni del Liceo Internazionale – Istituto Elvetico Salesiani don Bosco di Lugano (CH), cambiando il meno possibile e lasciando parlare la loro fresca e sincera scrittura. Ognuno con la propria visione, le proprie prospettive, talvolta contrapposte.

Che cosa hanno vissuto i giovani nei mesi di lookdown (marzo-aprile 2020)?
Una situazione di AMBIVALENZA simbolica.

Da un lato i ragazzi hanno vissuto:
1. un sentimento di lutto: perdita degli amici, lontananza dal ragazzo/a, perdita del cortile e delle relazioni scolastiche, c’è chi ha perso anche il nonno;
2. una sofferenza legata alla dipendenza, statale e familiare. I ragazzi hanno perso in fondo la libertà, costretti a risiedere tra quattro mura, accentuando anche precedenti situazioni di fragilità familiare;
3. una situazione emozionale molto forte: si è passati dall’essere allegri prima, a depressi poi (questo è successo anche agli adulti), dal provare un forte senso di noia e di tristezza, a frequenti attacchi di panico.

Allo stesso tempo, qualcuno è riuscito a vivere questo periodo in modo positivo:
1. ha riscoperto le piccole cose;
2. ha recuperato l’intimità familiare;
3. ha ritrovato un tempo prezioso per curare se stesso, come fosse una pausa necessaria nel proprio processo di crescita.

Personalmente mi hanno colpito:
– la storia di una ragazza che ha perso il nonno (‘Una bestia che lascia il vuoto’)
– quella di una ragazza che da un giorno all’altro ha visto il confine chiuso tra CH e Italia (loro abituati ad un mondo aperto, globale)
– quella di una ragazza che scrive al suo papà, che ha perso anni fa, raccontandogli la situazione e il suo stato d’animo.

Un’ultima osservazione stilistica: il loro modo di scrivere – giovanile, fresco, genuino, immediato, sentito e profondo – è stato ritoccato il meno possibile. Forse noi adulti, abituati alla vita, abbiamo ormai perso questo fresco modo d’essere… qui si rivive!
Dunque al lettore la potenza di queste riflessioni.

Oltre Confine

Macchione Editore, 2018

Di fronte al tempo pesante dell’essere (“Si và di giorno in giorno sotto la ruota trascinati”), sarà un preciso elemento lacustre a risvegliare la coscienza del poeta: il soffio del vento. Simbolo del cambiamento, il vento è in grado di far emergere tracce profonde e di collegare fra loro parti opposte – nord e sud del lago Maggiore, conscio e inconscio dell’anima – andando oltre confine (“Vento… colla di una moneta spezzata”).

Da qui la riscoperta di momenti autentici dell’esistenza consistenti nell’amore della vita (in Laura) e nella bellezza infantile del gioco (“Una calza arrotolata batte una vita indaffarata”). Una nuova visione del tempo, ciclica, “arrotolata” che permette di godere appieno del momento, al di là delle preoccupazioni quotidiane. Forse è proprio questo il fine del poeta, cantare il desiderio di andare oltre, invocare la speranza per accedere ad armonie celesti (“Fammi volare ancora oltre la cima del Monviso”).

Pur sapendo sempre di essere un “ospite straniero” in questo mondo, di provare a descriverne gioie e dolori, in un gioco creativo di cui la moltitudine “si diletta, padrona”.

A partire da questo “filo rosso”, ne è nato uno splendido connubio tra il poeta venuto dal lago e il pittore metropolitano. Italo Corrado ha saputo trarre dalla breve raccolta di poesie Oltre Confine di Paolo Pellicini una sua personale visione. A ciascun lettore la propria.

La poesia è eccedenza di senso

La poesia è eccedenza di senso. Ognuno può ritrovare nei versi ciò che lui sente e vede, in una lettura differente magari dal poeta stesso.

Così la poesia e il quadro in qualche modo appartengono al fruitore… ecco perché l’artista è “servo” (“di me e del mio gioco, la moltitudine si diletta padrona”), è a servizio del prossimo, provocando risonanze, emozioni profonde, immagini, riflessioni. L’artista esprime se stesso, ma al contempo raggiunge altri.

In ciò l’arte è individuale e universale allo stesso tempo, una magia collettiva.

Mi è molto caro un verso, trasmessomi dal mio terapeuta, del poeta Hopkins: “Vive in fondo alle cose la freschezza più cara” (a differenza dell’uomo di superficie descritto da Andreoli). E la profondità ha bisogno di UN’ESPERIENZA: quella del SILENZIO.

Il silenzio permette di guardare dentro l’anima e disegnare un paesaggio interiore andando alla radice, alle emozioni, ai sentimenti più veri (alla freschezza più profonda, alla parte più autentica di sé). Ciò permette di guardare il mondo con altri occhi, altre lenti e andare Oltre. E per il poeta ogni realtà ha un segreto da comunicare, ma solo lo sguardo limpido come quello di un bimbo può coglierlo (Leopardi, Pascoli, Gozzano…).

Noi ci ricordiamo chi siamo quando incontriamo la Luce, la Bellezza e capiamo la nostra origine divina (Plotino) e da qui viene fuori il Desiderio di rimanere in quella luce, di continuare a incontrarla. Tu devi farti simile, devi diventare luce per continuare a vedere la luce. E quando incontri la bellezza c’è stupore, sgomento e meraviglia festiva, cioè felicità, che il giorno pieno di senso. Esci dalla tua vita quotidiana ed inizia un percorso che però è rischioso perché non sai dove vai a finire e questo mondo non ti basta più.

SPERO CHE UN SOLO VERSO VI POSSA FAR SOGNARE e PENETRARE NELLO SCANDAGLIO DEL MISTERO UMANO.

RINGRAZIO IL CORRADO PER LO SPLENDIDO SODALIZIO.

Lasciati cadere

Albatros, 2012

Lasciati cadere è un romanzo di formazione incastonato in un fantathriller ecologico. Le tematiche di base sono l’avventura in bicicletta per il mondo e l’evoluzione affettiva del protagonista, articolate in un thriller di argomento ecologico: il segreto della formula per la creazione di una fonte di energia pulita e alternativa a quelle tradizionali, spesso oggetto di guerre e conflitti, sarà al centro di un thriller mozzafiato.

Si tratta di un romanzo carico di immagini simboliche: dal bocciolo di rosa pronto ad aprisi e a fiorire, al Vecchio Saggio nella figura dell’anziano eremita Töle, alla simbologia musicale del comma pitagorico e della V del Diavolo, fino alla tematica simbolica del viaggio stesso, carica di aspetti positivi e negativi.

Silenzio Simbolo Sublimazione

Armando Editore, 2010

In questa nostra società, segnata dal disincanto, non è facile scoprire il vero volto dell’uomo, e riconoscerne la profondità e la ricchezza spesso celate nell’inconscio. Questo scritto, indicando il silenzio come fondamento di ogni altra esperienza umana, cerca di vederlo come matrice feconda del simbolo e della sublimazione.

Il primo “gesto creativo” consiste nel fare silenzio, sfuggendo all’assedio degli stereotipi e all’esibizionismo. Rientrando in se stessi, si ritrova così quella dimensione “simbolica” nostalgicamente cercata nell’epoca della “postmodernità”, caratterizzata dalla perdita dei grandi valori, del contatto emotivo con la Natura, della vicinanza col prossimo.

Gli Autori hanno sentito l’esigenza di incontrare l’uomo semplice, l’uomo “creatura” nella sua piccolezza a volte disarmante, ma sempre illuminata e fatta grande dalla fiamma inestinguibile del divino. Hanno contemplato a lungo questa creatura nella quale tutti ci riconosciamo. E, andando oltre le apparenze, si sono sempre più avvicinati al suo insondabile mistero.

Vedere oltre le apparenze

Recensione di Hermes Piacentini dalla rivista “Il ruolo terapeutico”, maggio 2010

“Nel malessere attuale occorre saper intravedere, come nel rovescio di un ricamo, l’ordito che ne caratterizza il diritto”. Questo il leitmotiv che percorre tutto il libro scritto da Toller e Pellicini.

Nel testo, suddiviso in tre parti – silenzio, simbolo, sublimazione – si auspica di poter dar voce e spazio all’anelito alla trascendenza, fonte di ricchezza soprattutto in questa epoca definita del disincanto, dove valori e significati sono caduti in un oblio, ma non senza speranza.

Gli Autori hanno infatti nel cuore il desiderio di un recupero di quei valori e significati necessari ad un progetto esistenziale elevato. Recupero creduto possibile dal ritrovamento di quella dimensione simbolica che l’epoca postmoderna ha oscurato.

Vedere oltre le apparenze

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Simbolo, mito e fiaba

Il recupero dell’immaginazione

Un’esperienza quotidiana emotiva molto forte consiste nel raccontare una fiaba al proprio bambino che sta per addormentarsi. Nell’età prescolare il far compiere ogni sera questa esperienza permette di sviluppare un amore per il libro e per la lettura, che un bambino vivrà come un’abilità quasi magica. Il libro diventa così uno scrigno prezioso, da cui togliere cose belle e vivere emozioni in presenza di una voce amica.

Quanto romantica e ricca di immediatezza è la graziosa novella della poetessa engadinese Selina Chönz! La storia di Una campana per Ursli si rifà all’antica tradizione, ancora in vigore nella Bassa Engadina, della “chalanda di marzo”, la festa dei bambini romanci che scacciano l’inverno col suono dei campanacci:

Coi ragazzi più grandi a scuotere la campana
ad ogni fattoria, intorno ad ogni fontana.
Entrare nelle case e col rintoccare
il freddo inverno lontano scacciare,
mentre le parole dell’allegra canzone
danno il benvenuto alla bella stagione.
La gente dei casolari felice sarà
e di noci, dolci e biscotti i campani colmerà.

3D Tredimensioni

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